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Bambini, Crescere in acqua con Ego

Crescere in acqua con Ego

Progetto di acquaticità per bambini e genitori. Tutti i bambini, visti i loro primi mesi di vita in ambiente liquido, nascono con una buona acquaticità, amano l’acqua e non la temono. Non sono infastiditi se il viso viene immerso (riflesso di apnea) e presentano riflessi di galleggiamento. Se viene loro permesso di ritrovare il contatto con l’acqua, non appena raggiungono una sufficiente maturità neurologica e muscolare, riescono a stare a galla senza che nessuno glielo insegni, così come riescono a gattonare e camminare. Il compito dell’operatore non è quello di insegnare loro a “nuotare” ma di favorire che questo processo avvenga spontaneamente; quindi l’istruttore avrà solo di ruolo di proposta e suggerimento, ma non si sostituirà mai alla figura del babbo o della mamma. Il nuoto neonatale, stimola il neonato al movimento, alla presa di coscienza di se stesso e dell’ambiente che lo circonda, imparando a conservare il riflesso di apnea e a sviluppare la muscolatura. Questo non vuol dire che solo i neonati che partecipano ai corsi di acquaticità si svilupperanno correttamente, ma si è notato che, rispetto a quelli che non nuotano in età precoce, essi crescono con una maggiore consapevolezza di sé e questo non può che giovare allo sviluppo del bambino.Tutto ciò che riusciremo ad offrire al bambino nei primi anni di vita, in termini di esperienze affettive, ludico-motorie, linguistiche, logiche e sociali, sarà un prestigioso bagaglio che il bimbo si porterà dietro tutta la vita e che costituirà una ricca base di riferimento su cui poggeranno gli apprendimenti futuri. Più ampia sarà la base e maggiori saranno le possibilità per il bambino di realizzarsi e di avere successo nella vita. Non bisogna spaventarsi e agitarsi, quando il bambino si immerge in acqua: è importante ricordarsi che esiste “un meccanismo innato di protezione respiratoria”, detto riflesso di apnea, che blocca l’atto respiratorio, chiudendo la glottide, che si attiva quando l’acqua tocca i recettori intorno alla bocca e al naso del neonato, permettendo così al bambino di non respirare sott’acqua. Questo meccanismo inizia a scomparire tra il 3° e il 6° mese di vita e svanisce definitivamente tra il 9 ° e l’ 11° mese. Durante le esercitazioni in piscina, può succedere che il bimbo ingoi dell’acqua: qualunque reazione egli abbia, i genitori devono rimanere calmi e sereni, almeno esteriormente, sorridendo e tranquillizzando il bambino. L'acqua rappresenta, in questo contesto, un elemento privilegiato, all'interno del quale il neonato - con i genitori - vive un'esperienza positiva per la salute psico-fisica, in grado di fargli vivere piacevoli sensazioni, legate al mondo acquatico, completamente diverse da quelle che gli fa provare il mondo terrestre: sensazioni che il bambino condividerà con i genitori rafforzando, cosi, il loro legame e la loro relazione affettiva. La partecipazione materna, durante l'esperienza di acquaticità neonatale, riveste una valenza del tutto prioritaria: è per questo che l’intervento dell’istruttore deve partire dalla DIADE madre-bambino. IL RUOLO DEI GENITORI e LA DIADE MADRE-BAMBINO L' “imprinting” tra madre e bambino, termine adottato da alcuni psicologi, serve per descrivere l’influenza della madre sul suo bambino e l’attaccamento di questo a lei: esso si stabilisce al momento della nascita ed è così forte, che condiziona il bambino anche durante le esperienze in acqua. Proprio per questo, durante i corsi di acquaticità neonatale, è indispensabile la presenza fuori e dentro l’acqua della mamma o di un componente della famiglia, che deve trasmettere al bambino sicurezza e tranquillità. La diade- madre bambino può essere considerata come un sistema dove ogni soggetto è influenzato ed è influenzante. I bambini hanno una grande sensibilità nei confronti dei loro famigliari e reagiscono in maniera evidente, quando i genitori trasmettono loro i propri sentimenti e le proprie emozioni: essi devono cercare di infondere ai propri figli sensazioni e sentimenti positivi. Per non rendere l’esperienza acquatica traumatica per il bambino, è bene che anche i genitori partecipino all’attività, facendosi vedere tranquilli e sorridenti, così da non trasmettere la paura dell’acqua al figlio. Infatti, il bambino, impaurito, potrebbe rifiutare il contatto con l’acqua, iniziando a piangere, ancor prima di entrare in vasca. Le diverse esperienze e situazioni in acqua sono uno specchio della famiglia: in base a come il bambino risponde, si può capire che cosa gli trasmettono i genitori. Per esempio, se la madre ha paura dell’acqua, per prima cosa sarà necessario lavorare su di lei, facendole acquisire sicurezza e tranquillità: quando avrà superato la paura dell’acqua e non trasmetterà più sensazioni negative, ci vorrà molto meno tempo per raggiungere uno stato di benessere in vasca, anche per il bambino. La pratica dell’acquaticità porta a una crescita positiva, che coinvolge entrambe le parti, i piccoli, ma anche i loro genitori.

Crescere in acqua con Ego
3-12 mesi

3-12 mesi

Comincia ad apprezzare le prime forme di autonomia, seduto o a gattoni sul bordo o sui tappeti, accetta volentieri le immersioni soprattutto per andare a prendere un gioco o verso il genitore.Inizia i primi tuffi da seduto, batte le manine sulla superficie dell’acqua. E’attratto da giochi di diverse forme e colori, prende gli oggetti, li passa da una mano all’altra e li porta alla bocca

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12-24 mesi

12-24 mesi

Se vede un gioco interessante fa i primi tentativi per raggiungerlo Si immerge con facilità purchè sia lui a volerlo.Riesce a fare più immersioni consecutive, non accetta la posizione a dorso né in acqua né fuori (neppure per il cambio del pannolone)

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24-36 mesi

24-36 mesi

Acquista sempre più autonomia, fuori dall’acqua si sposta sempre più in sicurezza camminando ed anche in acqua predilige gli spostamenti in verticale.E’ possibile ridurre gradualmente il materiale di sostegno.Sa riconoscere e abbina immagini uguali o simili, apprezza i giochi correlati al suo mondo affettivo.Dopo un tuffo riesce a fare brevi tratti da solo sott’acqua per raggiungere il genitore, il bambino se ha frequentato con continuità e costanza raggiunge verso i due anni la completa autonomia in acqua.Apprezza i giochi simbolici ( fare il dottore, la parrucchiera…) Si diverte con i giochi presportivi, riesce ad eseguire diversi percorsi motori sempre che siano in un contesto immaginario. Guarda con interesse l’operatore ed inizia ad interagire con lui, in acqua riesce a passare dalla posizione prona a quella supina e viceversa.

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