Corsi di acquaticità per neonati


Bambini da 0 a 24 mesi

Il nuoto neonatale, stimola il neonato al movimento, alla presa di coscienza di se stesso e dell’ambiente che lo circonda, imparando a conservare il riflesso di apnea e a sviluppare la muscolatura.

Questo non vuol dire che solo i neonati che partecipano ai corsi di acquaticità si svilupperanno correttamente, ma si è notato che, rispetto a quelli che non nuotano in età precoce, essi crescono con una maggiore consapevolezza di sé e questo non può che giovare allo sviluppo del bambino.

Tutto ciò che riusciremo ad offrire al bambino nei primi anni di vita, in termini di esperienze affettive, ludico-motorie, linguistiche, logiche e sociali, sarà un prestigioso bagaglio che il bimbo si porterà dietro tutta la vita e che costituirà una ricca base di riferimento su cui poggeranno gli apprendimenti futuri. 
Più ampia sarà la base e maggiori saranno le possibilità per il bambino di realizzarsi e di avere successo nella vita.

Il compito dell’operatore non è quello di insegnare loro a “nuotare” ma di favorire che questo processo avvenga spontaneamente; quindi l’istruttore avrà solo di ruolo di proposta e suggerimento, ma non si sostituirà mai alla figura del babbo o della mamma.


IL RUOLO DEI GENITORI e LA DIADE MADRE-BAMBINO.

L' “imprinting” tra madre e bambino, termine adottato da alcuni psicologi, serve per descrivere l’influenza della madre sul suo bambino e l’attaccamento di questo a lei: esso si stabilisce al momento della nascita ed è così forte, che condiziona il bambino anche durante le esperienze in acqua.

Proprio per questo, durante i corsi di acquaticità neonatale, è indispensabile la presenza fuori e dentro l’acqua della mamma o di un componente della famiglia, che deve trasmettere al bambino sicurezza e tranquillità. La diade- madre bambino può essere considerata come un sistema dove ogni soggetto è influenzato ed è influenzante.

I bambini hanno una grande sensibilità nei confronti dei loro famigliari e reagiscono in maniera evidente, quando i genitori trasmettono loro i propri sentimenti e le proprie emozioni: essi devono cercare di infondere ai propri figli sensazioni e sentimenti positivi. Per non rendere l’esperienza acquatica traumatica per il bambino, è bene che anche i genitori partecipino all’attività, facendosi vedere tranquilli e sorridenti, così da non trasmettere la paura dell’acqua al figlio. Infatti, il bambino, impaurito, potrebbe rifiutare il contatto con l’acqua, iniziando a piangere, ancor prima di entrare in vasca.

Le diverse esperienze e situazioni in acqua sono uno specchio della famiglia: in base a come il bambino risponde, si può capire che cosa gli trasmettono i genitori. Per esempio, se la madre ha paura dell’acqua, per prima cosa sarà necessario lavorare su di lei, facendole acquisire sicurezza e tranquillità: quando avrà superato la paura dell’acqua e non trasmetterà più sensazioni negative, ci vorrà molto meno tempo per raggiungere uno stato di benessere in vasca, anche per il bambino.

La pratica dell’acquaticità porta a una crescita positiva, che coinvolge entrambe le parti, i piccoli, ma anche i loro genitori.

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